Le fonti della tradizione buddhista

La Deep Mindfulness è una traduzione in termini occidentali della psicologia buddhista. E’ pertanto importante conoscere i testi fondamentali a cui si riferisce: “Le quattro nobili verità”, “L’ottuplice sentiero”, “I quattro incommensurabili”, “I quattro fondamenti della consapevolezza”.

LE QUATTRO NOBILI VERITA’

La psicologia buddhista è un’interpretazione del funzionamento della mente che applica gli insegnamenti fondamentali del Buddha. Per comprendere appieno la psicologia buddhista non si può prescindere dal conoscere le fonti da cui trae origine.
Esse sono racchiuse nel primo insegnamento di Gautama Siddhartha Buddha nel Parco delle Gazzelle, dopo aver raggiunto l’illuminazione: si tratta della dottrina delle Quattro Nobili Verità a cui si riferiscono tutte le tradizioni buddhiste praticate in tutti i tempi e in tutto il mondo.
Si individuano tre fasi nella comprensione di ogni verità:
– conoscere la natura della verità;
– conoscere ciò che deve essere fatto in relazione a tale verità (esperienza diretta);
– realizzare ciò che deve essere fatto (piena comprensione, conoscenza).
La Deep Mindfulness non è una tradizione religiosa, ma ha l’intento di tradurre questi insegnamenti in un linguaggio occidentale contemporaneo, per essere di supporto alle persone nella loro vita quotidiana, tracciando allo stesso tempo una via evolutiva che le aiuti a essere persone migliori e volte verso il bene. Riassumiamo i punti salienti delle quattro Nobili Verità:

La prima Nobile Verità sulla sofferenza
È la sofferenza della nascita, causata dalle caratteristiche del parto e dal fatto di generare le sofferenze future.
– La sofferenza della vecchiaia, che indica l’aspetto di degrado dell’impermanenza.
– La sofferenza della malattia, determinata dallo squilibrio fisico.
– La sofferenza della morte, generata dalla perdita della vita.
– La sofferenza causata dall’essere vicini a ciò che non “piace”.
– La sofferenza causata dall’essere lontani da ciò che si “desidera”.
– La sofferenza causata dal non “ottenere” ciò che si “desidera”.
– La sofferenza causata dai cinque aggregati, ovvero dalla loro unione e dalla loro separazione. Questi sono: il corpo, quale manifestazione dei 4 elementi (terra, aria, fuoco e acqua); le sensazioni; le percezioni; le formazioni mentali; la coscienza.

La seconda Nobile Verità sull’origine della sofferenza
La sofferenza non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso. Ha origine dentro di noi, che cerchiamo la felicità in ciò che è transitorio, spinti dal desiderio, o brama, per ciò che non è soddisfacente. Si manifesta nelle tre forme:
– brama di oggetti sensuali;
– brama di esistere;
– brama di annullare l’esistenza.

La terza Nobile Verità della cessazione della sofferenza
Esiste la liberazione dalla sofferenza; per sperimentala occorre lasciare andare l’attaccamento alle cose e alle persone, alla scala di valori ingannevoli per cui ciò che è provvisorio è maggiormente desiderabile.

La quarta Nobile Verità del Cammino che conduce alla Cessazione della Sofferenza
È il Nobile Ottuplice Sentiero che riguarda:
– la condotta morale (etica): Retta Parola, Retta Azione, Retti mezzi di sussistenza;
– la disciplina della mente (meditazione): Retto Sforzo, Retta Atten- zione, Retta concentrazione;
– la saggezza: Retta Comprensione, Retta Visione.

 

L’OTTUPLICE SENTIERO

L’ottuplice sentiero è la quarta Nobile Verità ed è il metodo individuato per liberare l’essere umano dalla sofferenza esistenziale.
Un monaco chiese al Buddha di descrivere l’ottuplice sentiero.

1- Cos’è la retta visione?
È vedere la sofferenza, vedere l’origine della sofferenza, vedere la cessazione della sofferenza, vedere il cammino che conduce alla cessazione della sofferenza.
Questa è la retta visione.
2- Cos’è la Retta Comprensione?
È riconoscere la legge della interdipendenza e della impermanenza. È anche riconoscere la legge del karma: le nostre azioni hanno degli effetti, potranno essere fonte di beneficio o fonte di sofferenza per noi stessi e per gli altri.
Questa è la retta comprensione.
3- Cos’è la Retta Parola?
È astenersi dal mentire, dal calunniare, dal parlare aspramente, dal parlare di cose futili.
Questa è la Retta Parola.
4- Cos’è la Retta Azione?
È astenersi dal togliere la vita, astenersi dal prendere ciò che non ci viene dato, astenersi da eccessi sensuali.
Questa è la Retta Azione.
5- Cosa sono i Retti Mezzi di sussistenza?
È quando il discepolo abbandona un modo di guadagnarsi da vivere che non è confacente e ottiene il suo sostentamento in modo confacente e corretto.
Questi sono i retti mezzi di sussistenza.
6- Cos’è il Retto Sforzo?
È quando un monaco avanza il desiderio, fa uno sforzo, comincia una lotta, applica la mente, obbliga la mente a impedire il sorgere di cattive e malsane condizioni non ancora sorte.
È quando le cattive e malsane condizioni sono già sorte, egli mette tutto l’impegno per distruggerle.
È quando le condizioni buone e profittevoli non sono ancora sorte, egli pone intenso desiderio affinché sorgano.
È quando le condizioni profittevoli sono già sorte egli pone desiderio, fa uno sforzo, comincia una lotta, applica la mente, obbliga la sua mente per la loro continuazione, per non trascurarle, per aumentarle, per coltivarle, per portarle a maturazione.
Questo è il Retto Sforzo.
7- Che cos’è la Retta Attenzione?
È quando il monaco dimora:
praticando la contemplazione del corpo nel corpo;
praticando la contemplazione delle sensazioni nelle sensazioni;
praticando la contemplazione della mente nella mente;
praticando la contemplazione delle formazioni mentali nelle formazioni mentali.
Egli dimora ardentemente, comprendendo chiaramente e attentamente, dopo aver superato le bramosie e le ambizioni del mondo. Questa è la Retta Attenzione.
8- Che cos’è la Retta Meditazione?
È quando un monaco distaccato dalle cose sensibili, distaccato dalle cose malsane:
– entra nel primo assorbimento nato dal Distacco, accompagnato da concetti-pensiero e da pensieri discorsivi e si riempie di rapimento e di gioia;
– dopo aver superato i pensieri concettuali e discorsivi, guadagnando tranquillità interiore e unificazione della mente, egli entra in un secondo assorbimento libero da pensieri, nato dalla Concentrazione e si riempie di rapimento e di gioia;
– dopo aver eliminato lo stato di rapimento, egli dimora Equanime, attento, chiaramente cosciente ed esperimenta personalmente quella sensazione di cui i saggi dicono: «Felice è l’uomo equanime e attento»: questo è il terzo assorbimento;
– abbandonando la gioia e la sofferenza e superando le condizioni anteriori di felicità e di afflizione, egli entra in una condizione al di là della gioia e della sofferenza, nel quarto assorbimento che è purificato dalla equanimità e dalla attenzione. Questa è la Retta Meditazione.
Questo, o monaci, è il Nobile Cammino che conduce alla Cessazione della Sofferenza.”

 

I QUATTRO INCOMMENSURABILI

I Quattro Incommensurabili, detti anche le “divine dimore” sono quattro attitudini mentali o “qualità morali” che devono essere meditate e sviluppate. Si dice che siano incommensurabili o illimitati per la portata del loro oggetto e la loro efficacia. Si chiamano “divine dimore” in quanto sono le quattro forme del vero amore: quando riusciamo a generare in noi questi stati mentali e a stabilirci in essi, è come se dimorassimo in uno stato di beatitudine. Non dopo la morte in una ipotetica vita futura, ma proprio qui e ora, mentre viviamo la nostra vita quotidiana.
Queste quattro qualità della mente sono le seguenti.

L’Amorevole gentilezza (Metta), l’amore e la benevolenza senza discriminazione che si irradia su tutti e che desidera il bene e la felicità dell’altra persona senza chiedere nulla in cambio. Invita desiderare che tutti gli esseri trovino la felicità e le cause.
La Gioia compartecipe (Mudita), la gioia altruistica, la capacità di partecipare alla gioia altrui, l’opposto dell’invidia. Quando accediamo a questo stato mentale realizziamo che la felicità delle persone intorno a noi è la nostra stessa felicità: come posso essere felice se intorno a me ci sono persone infelici? Mudita è offrire gioia all’altra persona e considerare la gioia altrui come la propria. Invita a desiderare che gli esseri trovino la gioia liberi dalla sofferenza.
La Compassione (Karuna) non è commiserare l’altro, compatirlo, averne pietà, tutti atteggiamenti che sottendono un giudizio, che tendono a mettere l’altro in una posizione di inferiorità rispetto a noi, ma è la capacità di vedere e comprendere la sofferenza dell’altro, di partecipare alla sofferenza altrui. Karunā, che, come tutti i Brahmavihāra, è una forma di amore, è la capacità di riconoscere la sofferenza nelle persone che amiamo e la capacità e il desiderio di alleviare questa sofferenza. Questo ci porta ad aprirci all’altro, a sentire la connessione con lui, rendendoci conto che la sofferenza accomuna tutti gli uomini, al di là della facciata che mostrano. Perché attraverso l’odio non facciamo altro che distruggere noi stessi. Invita a desiderare che gli esseri siano liberati dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza.
L’Equanimità (Upekka). Il sole è equanime, risplende su tutti senza distinzioni. La terra è equanime: è in grado di ricevere e trasformare sia sostanze pure che sostanze contaminate. Equanimità è lasciare andare attaccamenti, preferenze e avversioni, è la capacità di osservare fatti, persone, situazioni ma anche pensieri, emozioni e sensazioni accogliendoli per quello che sono, senza giudizio. Questo atteggiamento genera una mente di pace, quieta e spazio-sa. In questo spazio possiamo essere non reattivi e quindi liberi. Equanimità non è indifferenza, bensì un guardare dall’alto che permette di cogliere le distinzioni, di discernere con visione e intelligenza senza farsi guidare da attaccamenti e avversioni. Invita a desiderare che gli esseri rimangano uguali e in pace qualunque cosa possa accadere, buona o cattiva che sia, libera dalla parzialità, dall’attaccamento e dall’avversione.

I QUATTRO FONDAMENTI DELLA CONSAPEVOLEZZA

“Questa è l’unica via o monaci, per la purificazione degli esseri, per superare pena ed afflizione, per eliminare dolore e sofferenza, per raggiungere il giusto sentiero, per la realizzazione del Nibbana, ovvero i Quattro Fondamenti della Consapevolezza. E quali sono questi quattro?

Qui (in questo insegnamento) un monaco:
“Si dedica alla contemplazione del corpo nel corpo, con ardore, comprendendo chiaramente e con presenza mentale, avendo superato, in questo mondo, la cupidigia e la sofferenza. Egli si dedica alla osservazione del respiro, del corpo, delle posizioni del corpo,   dei movimenti del corpo, delle azioni del corpo, della composizione dall’interno del corpo, degli elementi del corpo, del cadavere in dissoluzione

“Si dedica alla contemplazione delle sensazioni nelle sensazioni, con ardore, comprendendo chiaramente e con presenza mentale, avendo superato, in questo mondo, la cupidigia e la sofferenza. Egli osserva se le sensazioni di origine fisica oppure di origine mentale, sono piacevoli, spiacevoli o né piacevoli né spiacevoli (neutre).”

“Si dedica alla contemplazione della mente nella mente, con ardore, comprendendo chiaramente e con presenza mentale, avendo superato, in questo mondo, la cupidigia e la sofferenza. Egli osserva se la mente desidera o non desidera, se odia o non odia , se è in stato di ignoranza o non lo è, se è tesa o non lo è, se è distratta o non lo è , se ha un orizzonte ampio o ristretto, se è libera o non lo è.

“Si dedica alla contemplazione delle formazioni mentali nelle formazioni mentali, con ardore, comprendendo chiaramente e con presenza mentale, avendo superato, in questo mondo, la cupidigia e la sofferenza.
– Egli osserva se sono o non sono presenti, quando sorgono e quando cessano i cinque impedimenti: il desidero sensuale, la rabbia, il torpore, l’agitazione e il rimorso, il dubbio.
Egli osserva il sorgere e il cessare dei cinque aggregati: della forma, della sensazione, della percezione, delle formazioni mentali, della coscienza.
– Egli osserva  i sei organi sensoriali  ed è consapevole di come avviene il sorgere del legame che non è ancora sorto; è consapevole di come avviene il distacco dal legame che è sorto; è consapevole di come avviene il non-sorgere in futuro del legame che è stato abbandonato: gli occhi e la forma, le orecchie e il suono, il naso e l’odore, la lingua e il gusto, il corpo e l’oggetto tattile, la mente e le formazioni mentali.
Egli osserva se i sette fattori del risveglio della consapevolezza sono presenti o non presenti: la Consapevolezza, l’Investigazione dei fenomeni, l’Energia, la Gioia, la Calma, la Concentrazione, il Lasciar andare.
– Egli osserva le quattro Nobili Verità osservando il sorgere e il cessare della sofferenza, delle cause della sofferenza, della fine della sofferenza, del sentiero che conduce alla fine della sofferenza.

“Il sentiero dei quattro campi di applicazione della consapevolezza è il sentiero meraviglioso che aiuta gli esseri a realizzare la purificazione, trascendere il dolore e la tristezza, porre fine all’ansia e alla sofferenza, percorrere la retta via e realizzare il nirvana”.